Tra gli ultimi esami in gravidanza intorno a  36 settimane (9° mese), il ginecologo prescrive tra gli esami da fare alla mamma il tampone per lo streptococco.

Come spesso ho raccontato, per le mie gravidanze mi sono affidata alle ostetriche e alla ginecologa del Consultorio Familiare di Loreto, grazie al percorso assistenziale gratuito che valorizza la figura dell’Ostetrica, e che spiego nel dettaglio in questo articolo per Vivere Osimo.

Lo streptococco in gravidanza

Arrivata a fine gravidanza lo scorso Maggio 2018, ho effettuato l’esame per rilevare la presenza dello streptocco.

É importante informare che lo streptococco in gravidanza è certamente uno dei batteri più temuti dalle future mamme, perché potrebbe essere trasmesso al bambino durante il parto con conseguenze anche gravi. Quando si pensa all’infezione da streptococco in gravidanza ci si riferisce soprattutto allo streptococco agalactiae, un batterio Gram-positivo noto comunemente come Streptococco beta-emolitico del gruppo B, che fa naturalmente parte del microbiota umano.

In caso di risultato positivo verranno somministrati antibiotici per via endovenosa durante il parto per ridurre la possibilità che il bambino si ammali.
Dalle stime effettuate è emerso che la probabilità di trasmissione del batterio dalla madre al bambino durante il parto è pari al 70%, ma soltanto l’1-2% dei neonati sviluppa effettivamente l’infezione.

L’esame che avevo effettuato è risultato positivo, con mio grande sconforto, sopratutto perché ero a conoscenza del protocollo che prevede per la mamma con infezione da Streptococco, la profilassi antibiotica per via endovenosa, generalmente a base di ampicillina, durante il travaglio che sembra ridurre di venti volte il rischio che il neonato contragga l’infezione.

Dunque il sogno di un travaglio a casa, o per boschi, con la mia Doula Silvia del Bello svaniva, e il pensiero di passare le ore di travaglio attaccata alla flebo con antibiotico che inevitabilmente avrebbe limitato la mia libertà di movimento, mi causò scompiglio emotivo.

Chiesi aiuto ad ostetriche alla mia doula e decisi di chiamare anche le ostetriche dell’Ospedale dove avevo deciso di partorire, e tutte mi consigliarono di inserire uno spicchio d’aglio in vagina per 7 gg e di rifare l’esame.

L’aglio è un potente antibiotico naturale

Studi scientifici hanno dimostrato che l’aglio è un rimedio efficace contro molte forme di batteri.

L’Allium Sativum, della famiglia delle Liliacee, è caratterizzato da un bulbo rossiccio, molto ricco di sostanze salutari, la più importante delle quali è l’allicina, principio attivo che conferisce all’aglio le sue proprietà antibiotiche e antibatteriche.

Si tratta di una sostanza che viene liberata quando l’aglio viene tagliato, spezzato o masticato, insieme al caratteristico odore pungente, forma di difesa della pianta nei confronti dei parassiti.
Proprio in virtù della sua funzione difensiva, l’allicina conferisce all’alimento proprietà che aiutano a contrastare i batteri, soprattutto se consumato crudo.

Inserire uno spicchio d’aglio fresco inserito nella vagina per sette notti, ha l’effetto di ridurre la colonizzazione di Streptococco del Gruppo B della vagina , senza effetti collaterali.

Ed è quello che ho fatto, rifacendo il test dopo qualche giorno, con risultato negativo.
IL mio travaglio iniziò tra gli alberi della Selva, sotto la pioggia e finì con un parto naturale in ospedale, in totale sicurezza.

Ora, è importante chiarire che NON VI STO CONSIGLIANDO di rifiutare l’antibiotico e sostituirlo con l’aglio, e vi ricordo che seguire le indicazioni del Ginecologo di fiducia è fondamentale per la salute di mamme e bambino.

Fate sempre quello che ritenete meglio per voi.

Alice