Sangue cordonale del neonato: facciamo chiarezza C’è ancora parecchia confusione riguardo il sangue cordonale del neonato, il clampaggio precoce o tardivo del cordone, la donazione del sangue neonatale. Facciamo chiarezza! Durante la vita fetale, il sangue del feto circola nel suo corpo e nel cordone ombelicale che lo collega alla placenta, un organo che somiglia ad una focaccia ed è adeso alla parete uterina, che consente gli scambi gassosi e dei nutrienti e l’eliminazione degli scarti fetali tramite il sangue materno. È innanzitutto importante dire che il sangue che alla nascita rimane nel cordone ombelicale è del neonato: è suo pur essendo al di fuori del suo corpo e contenuto nei vasi del cordone. Ci sono diversi scenari possibili per quanto riguarda il destino di questo sangue. Se il cordone viene clampato immediatamente, il sangue resterà al suo interno, non andrà al bambino e verrà nella maggior parte dei casi gettato assieme alla placenta, dopo la sua espulsione, nei rifiuti speciali e smaltito. Se si aspetta a clampare il cordone almeno un minuto, il neonato riceverà il sangue in esso contenuto. Ci sono ormai numerosi studi che dimostrano l’importanza e la validità del clampaggio ritardato: le scorte di ferro sono maggiori nei neonati che hanno ricevuto il sangue contenuto nel cordone e le anemie a breve e lungo termine sono notevolmente ridotte. Inoltre il bambino è più in forze e vigoroso e riesce a ciucciare bene al seno materno già dalle primissime ore, garantendo così un buon avvio dell’allattamento. (L’immagine mostra come si svuota il cordone ombelicale nei minuti successivi al parto se lo si lascia integro, il sangue che man mano sparisce affluisce al neonato) Per quanto riguarda la donazione, va specificato cos’è e come funziona. Spesso si pensa che si doni un pezzo di cordone o l’intera placenta. Quello che viene prelevato e conservato, in verità, è proprio quel sangue contenuto all’interno del cordone. Quando il bambino nasce, attraverso un ago si preleva e si conserva in una sacca il sangue contenuto nei vasi del cordone, quindi si dona il materiale che contiene al suo interno. placenta-feto-cordonePer poterlo donare è necessario che mamma e bambino siano in buona salute e che si rispettino determinate condizioni cliniche. Non è sempre possibile ma a volte non lo si sa fino a parto avvenuto. Il tipo di donazione che va promosso ed incentivato è quello eterologo: esattamente come per la donazione di sangue degli adulti, esiste una banca pubblica che raccoglie le sacche e le sfrutta quando necessario. Essa rappresenta un’alternativa nei casi di patologie ematiche, in cui la prima scelta è il trapianto di midollo osseo da donatore. Accade a volte che i campioni non siano conformi o sufficienti e quindi che il sangue, di cui il neonato è stato privato, vada sprecato. La conservazione privata non è consentita in Italia ed è quindi necessario affidarsi a banche estere, con spese totalmente a carico della famiglia. Alcune riflessioni. Il principio secondo il quale si propone la conservazione del sangue cordonale è quello di creare una banca pubblica accessibile a chiunque possa mai averne bisogno nel tempo e di favorire, quindi, l’accessibilità a qualsiasi cittadino ne abbia necessità. La conservazione autologa ha un costo per molti addirittura proibitivo, è affidata a banche private ed estere di cui è difficile conoscere la reale serietà ed affidabilità. La scelta del clampaggio tardivo del cordone durante il parto è dimostrato essere una garanzia di salute a breve e lungo termine per il bambino e richiede poco impegno da parte degli operatori, perchè se il parto è andato bene non c’è alcuna fretta di separare il bambino dalla placenta targliando, così che possa ricevere tutto il suo sangue. Ci sono molti studi che spiegano quanto sia utile mantenere il cordone integro anche in caso di sofferenza neonatale alla nascita durante la rianimazione, perché esso garantisce una fonte di sangue ossigenato che va ad integrare le varie manovre rianimatorie necessarie. Gli operatori di sala parto degli ospedali si stanno pian piano adeguando sempre di più a queste evidenze scientifiche che garantiscono salute e benessere inserendo nei propri protocolli il clampaggio ritardato di default. È molto importante informarsi adeguatamente durante la gravidanza e chiedere chiarimenti all’ostetrica o al ginecologo per poter scegliere serenamente l’opzione più adatta alle proprie necessità e al proprio sentire. Nella scelta dell’ospedale dove partorire è bene chiedere quali sono gli atteggiamenti ed i protocolli in merito, discutendone attivamente col personale per poter decidere consapevolmente l’opzione migliore per sé e per il proprio bambino. [caption id="attachment_6396" align="alignleft" width="250"]Ostetrica Angelica Nucera Ostetrica Angelica Nucera[/caption] Ostetrica Angelica Nucera ostnucera@gmail.com Fb  Angelica Nucera +39 340 417 3121 www.ostetricanucera.wordpress.com  ]]>