bambini ed adolescenti obesi. Questo è confermato anche da dati: l’obesità infantile solo negli ultimi 20 anni è aumentata del 30%. Cosa sta succedendo? E come possiamo aiutare i genitori a prevenire questo disturbo, che ha anche un importante componente psicologica? Ci sono tre tipologie di obesità in età infantile:

  1. OBESITA’ EGOSINTONICA: il peso è aumentato moderatamente e il rapporto con il cibo è privilegiato, ma non alterato.
  2. OBESITA’ REATTIVA: è la conseguenza di traumi o stress emotivi, non solo dovuti a lutti o separazioni dei genitori, ma anche da fatti minori come l’ingresso in una nuova scuola o il trasferimento in un’altra città.
  3. OBESITA’ DI SVILUPPO: c’è una difficoltà nella maturazione della personalità del soggetto, un’incapacità a controllare gli impulsi, una scarsa autonomia, una bassa autostima, un’incapacità a tollerare le frustrazioni e difficoltà nelle relazioni interpersonali.
Spesso analizzando le abitudini alimentari di bambini in sovrappeso si nota un modello alimentare irregolare: saltare la colazione e talvolta il pranzo, tendenza all’eccessivo consumo di snack pronti, elevata introduzione di grassi e scarso consumo di frutta e verdura. Allo sviluppo dell’obesità contribuisce anche l’ambiente familiare in quanto incide sulla costruzione del modello comportamentale di uso e di qualità del cibo da dare al bambino. Infatti i genitori, che spesso hanno essi stessi problemi di peso, si preoccupano per lo stato di sovrappeso dei figli e possono intervenire, se sono supportati, con pratiche di controllo e promuovendo lo sviluppo di stili alimentari più sani. Inoltre, anche la sedentarietà ha contribuito in modo notevole al vistoso incremento dell’obesità. Questo nuovo stile di vita è favorito dalla tecnologia che riduce al minimo sforzo ogni attività della giornata: ascensori, scale mobili, computer, videogiochi, telecomando. È stato inoltre valutato che i bimbi obesi hanno una scarsa autostima, che non va sottovalutata e di solito oltre ad un percorso psicologico di rafforzamento del proprio Io, il ragazzo ha bisogno di attività fisica, che migliora la socializzazione e la propria immagine di se. Un obiettivo è l’aumento dell’attività fisica dei genitori che determina di conseguenza un aumento del livello di attività dei loro piccoli, ed è per questo che è importantissimo coinvolgere tutta la famiglia nel trattamento. Spesso il cibo viene usato soprattutto nell’infanzia dalle figure genitoriali come un bisogno di alimentare una dipendenza tra adulto e bambino. Molti caregiver aspettano i figli davanti alla porta della scuola tenendo la merendina o il succo di frutta pronto per l’uso. Non c’è spazio per una parola, per una domanda, per un abbraccio. Il bimbo obeso mantiene il contatto con la figura di riferimento e lei con lui, solo attraverso il cibo. Il mantenimento di questa relazione implica costi molto alti, per un bimbo e per un adolescente. Verrà costantemente deriso a scuola, sentirà lo sguardo dell’altro, nei confronti del quale attiverà una falsa disinvoltura, ponendosi spesso per farsi accettare, come il buffone della classe. L’obesità non promuove la pietà, non preoccupa l’altro, ma fa provare a volte disapprovazione. Bambini di 6-7 anni sono molto sensibili al giudizio sociale negativo che ricevono. La nascita di un’insoddisfazione per il proprio corpo è associata a depressione, disturbi del comportamento alimentare, alterata percezione di se, degli altri e del proprio ruolo, sin da piccoli. È per questo cari genitori che il trattamento dell’obesità infantile deve consistere sia in misure medico-nutrizionali, sia in interventi di psicoterapia familiare (approccio multidisciplinare pediatra, dietologo e psicoterapeuta, considerate le cause complesse e multifattoriali). Lo psicoterapeuta deve cogliere la natura profonda del disagio sia per la comprensione delle motivazioni sottese ad uno stile di vita disfunzionale sia per attuare un programma coerente con il tipo di famiglia che ha di fronte. Quando in famiglia c’è un bambino obeso, c’è una grande sofferenza, un senso di solitudine e di emarginazione: non permettiamo, a causa di pregiudizi, di condannare quel bimbo e quei genitori a vivere dei vissuti di depressione, ma aiutiamo tutta la famiglia a trovare la forza per reagire ed attivare un cambiamento. Dott.ssa Alessia Tombesi Psicologa – Psicoterapeuta cell: 3388261585 e-mail: alessia.tombesi@alice.it facebook: Alessia Tombesi / Dott.ssa Alessia Tombesi sito: www.puntosaluteosimo.it   [/fusion_text][/fusion_builder_column][/fusion_builder_row][/fusion_builder_container]]]>