QUANDO IL BIMBO SI PRESENZA IN POSIZIONE PODALICA UN LAVORO DI EQUIPE MULTIDISCIPLINARE PUO’ DARCI UNA RISPOSTA

-LA PAROLA ALL’OSTETRICA E ALL’OSTEOPATA-

Per l’osteopatia ogni distretto del nostro corpo non costituisce un elemento indipendente a sé stante, ma interconnesso anatomicamente e funzionalmente a livello profondo con tutte le altre strutture dell’organismo. Di conseguenza, in caso di gravidanza, anche il feto interagisce con queste strutture, risultandone pertanto condizionato. La posizione podalica rientra in questo tipo di condizionamenti.

Soluzioni per il Bambino Podalico

La peculiarità del trattamento osteopatico prevede una serie di tecniche finalizzate a fare girare il bambino che si concentrano sugli aspetti anatomici, funzionali e posturali della pelvi, della colonna, dell’utero e dei suoi legamenti e di tutte le componenti che possono influenzare la posizione del feto e i suoi movimenti all’interno dell’addome.

Naturalmente, non esiste una singola tecnica specifica osteopatica che determina la correzione della posizione del bambino, ma il trattamento è basato piuttosto su un approccio posturale globale alle disfunzioni presenti nel corpo della mamma. L’osteopata ha il compito di valutarle e “correggerle”, ripristinando le condizioni migliori e necessarie affiché il futuro neonato possa trovare una nuova posizione.

Successivamente, se necessario, possono essere applicate anche tecniche più specifiche, ma per nulla invasive per il nascituro. Il trattamento osteopatico può essere appicato anche fino a qualche giorno prima del parto.

La tecnica dolce e non invasiva del trattamento osteopatico non va confusa con la manovra ginecologica di rivolgimento che, a differenza della prima, agisce direttamente sul feto e deve essere effettuata da un ostetrico esperto in una situazione di assoluta sicurezza.

Il trattamento osteopatico dovrebbe essere iniziato idealmente verso la 30° settimana, in considerazione del fatto che il bambino si gira fisiologicamente intorno alla 32°. Occorre tenere presente, tuttavia, che il feto si può girare anche “15 minuti prima” del parto. Tale movimento risulta più difficile poiché lo spazio è minore, ma esiste tale possibilità.

In aiuto alle manovre osteopatiche, inoltre, arriva la medicina tradizionale cinese con il trattamento di moxibustione.

La moxa o moxibustione è un trattamento della medicina orientale che può essere utilizzato senza controindicazioni per scaldare il punto V67 (ovvero il punto 67 situato sul meridiano della vescica) per stimolare il feto a posizionarsi correttamente nell’utero materno in vista della nascita.

Il punto V67 si trova all’angolo esterno del quinto dito del piede e l’applicazione del calore mediante moxibustione può essere eseguita facilmente anche dal proprio partner a casa, dopo aver appreso la tecnica da un’ostetrica o una persona addestrata.

Questo trattamento ha successo nel 70-90% dei casi e la maggior efficacia si riscontra fra la 32^ e la 37^ settimana di gravidanza, anche se alcuni medici lo consigliano anche nelle ultime tre settimane e addirittura fino al travaglio, poiché le dimensioni del feto non sembrano influenzare il rivolgimento spontaneo.

download-1Il riscaldamento del punto V67 si esegue accendendo un sigaro di artemisia e applicando il calore non direttamente sulla cute ma alla distanza di un “tzun”o”cun”, che corrisponde all’incirca ad una falange e va eseguita per almeno quindici giorni e sospesa nel momento in cui si verifica il capovolgimento. Nel caso non avvenga, va eseguita per altri 15 giorni poi sospesa.

La posizione da assumere per una migliore riuscita del trattamento è supina, con un cuscino sotto la testa e due o tre sotto le anche e fino alle ginocchia e l’utero deve essere libero da costrizioni (elastico dei pantaloni, delle mutande, dei collant).

L’applicazione del calore sul punto andrebbe fatta con un movimento della mano “a beccata di passero”: non appena la mamma avverte il calore bisogna allontanare leggermente il sigaro e poi riavvicinarlo, oppure compiere dei leggerissimi circoli.

Il numero dei trattamenti è di uno al giorno con una stimolazione di un quarto d’ora per piede; dopo il trattamento, sarebbe opportuno tenere i piedi caldi.

“Viene anche consigliato (Manuela Emili, Dottore Osteopata) di camminare un po’, non bere bevande fredde fino al giorno successivo, non mangiare yogurt, non bere birra, vino e caffè, non fare lavori pesanti o esercizi ginnici eccessivi ed evitare se possibile i “sonnellini” diurni.”

In aggiunta al trattamento con la moxa, può essere utile assumere una posizione in cui la polarità uterina risulti invertita: testa in basso e sedere in alto.

Ci si può sistemare supine con diversi cuscini sotto il sedere e massaggiarsi la pancia in senso orario o antiorario, ma comunque sempre nello stesso verso, perché il bambino tenderà a girarsi nella direzione in cui è praticato il massaggio.

Qualora questa posizione risultasse scomoda e desse problemi a respirare, ci si può posizionare sulle ginocchia col sedere in alto e la testa in basso per una decina di minuti tutti i giorni.

Per maggiori informazioni in merito all’argomento, puoi contattarci o venirci a trovare in studio.

Dott.ssa Giulia Morelli ostetrica 3383384978 D.O.  B.Sc. Ost. Marco Magistrelli Osteopata 3334477735 Via Cadorna 2 ANCONA Via Donatori del Sangue 6 CAMERANO [/fusion_text][/fusion_builder_column][/fusion_builder_row][/fusion_builder_container]]]>